La Fonte Del Nulla²

...odio gli elenchi appesi al muro,
le scadenze così ordinate non mi fanno più pensare ad altro.


martedì, 31 agosto 2004
 

Days That Are Over

madre: "...sì perché vedi, lei somatizza così; come per me lavare i pavimenti, mi aiuta a bla bla bla bla bla blabla bla bla bla blablablabla bla..."
figlio: (...)
madre: "bla bla blablabla bla blabla bla bla bla blablablabla bla..."
figlio: "mà, ce la fai a finire 'sto concetto o aspetti che la vecchiaia mi si porti?".

Codesto è stato il tenore dei discorsi gestiti dalla mia famiglia nell'ultimo giorno di questo agosto un po' "così", di quelli che è meglio se stacchi il cellulare spegni la TV scolleghi il PC smonti il citofono di casa non esci per nessun motivo e non vedi nessuno, di quelli che fra qualche mese ricorderai con un sorriso ma ora cerchi di dimenticare.

Fortuna vuole che domani inizi la vita normale di TUTTI, quindi anche la mia potrà riprendere un certo tono: verrò cercato per andare a lavoricchiare nei supermercati, spero mi chiamino per un altro lavoro come docente, spero di superare il momento non proprio piacevole che il mio ego sta attraversando, spero di viaggiare un poco, spero di vedere più gente (specialmente gente nuova o che non vedo da molto tempo). Il tutto, contornato dalla grande certezza di questo autunno 2004: riapre la PALESTRA!
Sì, sembro deficiente, io a rallegrarmi del fatto che riapra quel coacervo di ferromuscolisudore, quella calamita di menti geniali, quel calderone ripieno di minchiate. Eppure è così; perché è una ennesima conferma del MIO ritorno alla normalità, del pericolo rientrato, dell'arrivo della normalità ALTRUI abbandonata in nome delle ferie estive.
E allora ben vengano i ritrovati momenti di riflessione con le chiappe poggiate su uno scomodo sellino, ben vengano le ritrovate frasi storiche (per lo più in dialetto) proferite dalla fauna locale, ben vengano le magliette intrise di sudore e le docce troppo calde e il bagnoschiuma di Winnie Pooh e il berrettino di lana perché non ho voglia di asciugarmi i capelli e la fatica sotto i pesi e sulle panche per gli addominali.

Con un motto ben chiaro: "Come Tiziano Ferro!".
Settembre mi da un poco alla testa...

 

 

per la cronaca, esiste anche una versione di Settembre suonata dai Perturbazione. Sembra una canzone totalmente differente, quindi mi sembrava giusto segnalarla.








delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 20:59 | commenti (2)


lunedì, 30 agosto 2004
 

Allons enfants à la piscine!

Ipotesi ventilata nel maggio scorso, divenuta chimera nel giugno, poi tangibile realtà impraticabile nel luglio e vago ricordo nell'agosto, la piscina di Massi è stata preso d'assalto dal sottoscritto nel tardo pomeriggio di ieri.       
Dopo un tranquillo giro al parco del castello di Aglié (che ci è voluta quella cacata di Elisa di Rivombrosa perché riaprissero per intero il parco della residenza sabauda, chiuso da tempo immemore), approfittando di un ultimo scampolo d'estate, piombo in Rivarolo City e in meno di venti secondi sono a mollo a fare il crostaceo.     
Mi abbarbico a un pallone che galleggia nella piscina e mi lascio trascinare dalle acque: relaxing.

Dopo qualche tempo appaiono anche la coppia più bella del mondo e due pulzelle, una francese (cugina del Michele) e una canadese (amica della cugina).     
Pool party! Poi giro in pizzeria, quindi parchetto in città a rifiatare.

Alle 22e30 tutti a casa, ché siamo vecchi e la muffa è endemica. Ma va bene lo stesso, tanto ho sonno e la domenica sta finendo, trascinandosi via agosto e l'estate.

"Una nuova mattina, il clima che cambia".





delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 10:45 | commenti (1)


sabato, 28 agosto 2004
 

Turin Calling

Non succedeva più da molto tempo. Poi, proprio nella settimana del mio patatrac personale, dal nulla si ripalesa Fiorillo il biondo e, con lui, tutta la vecchia cumpa delle notti bianche taurinensi (la mia gente!). Non succedeva da mesi di ritrovarsi con il chiaro e distinto intento di ridursi "a merda" e di andare a ballare.
E infatti non è successo nemmeno ieri sera: nessun piano o intento programmatico, solo la necessità di rivedersi e darci una scarica di vita. Nessuna parola in più di "andiamo".

Fatto sta che alle 23 mi ritrovo ad attendere il biondo nella Motor City; preso dal tedio dell'attesa afferro il cellulare e chiamo anche MIB, giusto per chiudere il cerchio. All'appello risponde positivamente, recando seco anche il brother Gian e cugginoSalvo. Il quintetto è ricomposto dopo mesi; con qualche acciacco in più, nuovi orizzonti davanti, ma sempre con la stessa esigenza di svagarsi di sempre.
Cinque supereroi etilici.

Il resto è storia, come da copione, come da sempre.

Birra.
Birra.
Cuba libre.
Mojito.
Cuba libre.
Tequila.
Birra.
Corso Vittorio.
Pub.
180 BPM.
Piazza Vittorio.
Drogheria.
Folla.
Lungo Po.
Murazzi.
Ancora Folla.
Facce sfocate.
Dribbling tra le facce sfocate che ti sfrecciano accanto.
Alcatraz.
Musica hip hop.
Ragazze.
Gente di tutti i colori.
Sudore.
Poi Giancarlo, dove entro mostrando la tessera di socio COOP.
I CCCP appena entriamo.
Ragazze.
I Beastie Boys.
Due ragazze stupende che si baciano in mezzo alla pista.
Ragazzi coi volti sconvolti da alcool, fumo, dalla suddetta coppia di ragazze.
Un commento fugace: "quanta carne sprecata!".
Due miei ex alunni che mi salutano mentre caracollo in mezzo alla pista.
Massi che compare dal nulla e scompare nella marea di gente.
Ragazze.
Imitazioni di Galeazzi collettive (non so chi sei, ma sei un grande!).
Poi gli Stooges, una lacrimuccia su 1969.
Il biondo che punta il dito verso una tipa. La tipa che mi si avvicina dicendo "Sei di SciDeCom?", "Sì!", "Balliamo!".
E poi i Clash. London Calling. "But I live by the riveeeeeeeeeeeeeeer!".
Gente che rotola a terra.
Immagini sfocate.
"Cosa facciamo? Ci ritiriamo?".
Di nuovo Lungo Po.
Ragazze.
Freddo cane.
Coca cola tiepida.
Salutiamo MIB & Co. Il biondo che da di testa.
Corso San Maurizio.
"Dove cazzo ho la macchina?".
Povera vita mia.
Saluti rapidi e puzzolenti di alcool, tabacco, sudore.
Due squilli all'alba del nuovo giorno, così, a confondermi ancora idee già sufficientemente incasinate.
Casa.
Letto.
Cinque del mattino.

Perchè alle volte credi di vivere in una giornata di pioggia, invece sei in mezzo a un uragano...
























































delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 14:29 | commenti (3)


venerdì, 27 agosto 2004
 

Per un soffio...

Troppo tardi arrivo a scoprire questo: http://bloghdad.splinder.com/ . Non so, forse è una stronzata, ma la mia opinione è che passare da lì possa essere quasi un segno di stima per l'operato di questa persona che ora non c'è più. Un numero, un fiore, una pietra. Un gesto...

update:  riflettere, sorridere, vergognarsi.


delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 02:48 | commenti
 

Cose Difficili

Ci sono momenti positivi, dove tutto sembra andare bene, quando tocchi quasi il cielo con un dito e ti sembra di poter fare il solletico a Dio; un sommovimento di emozioni e sensazioni che si accatastano. Attimi (perché la vita è quello, un susseguirsi di attimi) dove tutto ti sembra possibile, anche le cose troppo belle per essere vere.
Poi ci sono momenti mediocri, tediosi, in cui non succede nulla e ti lasci un poco trascinare dagli eventi.
Infine ci sono i momenti negativi, quelli in cui tutto va talmente storto che nemmeno Bender riuscirebbe a dare una raddrizzata alla situazione. Momenti che si trascinano tra silenzi imbarazzati e imbarazzanti. Attimi che durano fin più di una eternità, dove le parole e i gesti sono come pietre scagliate contro una vetrata. Momenti in cui non puoi reagire, puoi solo metabolizzare. Frenetici momenti di noia.

Metabolizzare: chi si da all'alcool, chi si da alla bella vita, chi piange, chi smadonna, chi va al mare, chi annega nel gelato.
Io cucino. Mi distraggo ai fornelli. Mi rilasso tra le pentole. Rifiato nella dispensa. Placo i sensi assemblando portate.
Me ne sono accorto in questi ultimi giorni di ambasce, in cui tutti scompaiono e qualcuno non si fa trovare: da domenica a oggi ho preparato da mangiare per un reggimento (ora, ovviamente, è tutto nel frigorifero in attesa di un branco di bufali affamati); dagli antipasti ai dolci, passando per paste fredde, paste al forno, rolate, arrostini, spezzatini e contorni vari.
Il picco massimo l'ho raggiunto ieri: una piccola mezzaluna di formaggio fuso ripiena di una caponatina di porri e sedano, formaggio alla piastra con basilico, rolatine di fesa di tacchino ripiene di cous cous accompagnate da salsa alla menta, crema di olive, insalata nizzarda, crema di riso con roselline (no, cazzo, dico "roselline" mica dadini o striscioline!!!) di prosciutto crudo e erba cipollina, meringhe con crema di ricotta e arancia. A tavola eravamo in due, io e mia madre.
Questa sera sono stato "scaricato".

"...è stato un giorno troppo lungo, un giorno da dimenticare; cose difficili, così difficili da dirti adesso qui.".








delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 02:27 | commenti (1)


mercoledì, 25 agosto 2004
 

OpenSource

Ultimo sprazzo di estate, attimo di sole e brezza tiepida che ti accarezza il collo. Venerdì scorso c'era una nuova casa da visitare. Lontana. Questa volta era davvero molto lontana: un treno solo non basta più. Destinazione Milano, casa del giornalista sportivo (e smettila di farti le menate a dirlo, in fondo è questo il tuo lavoro!).

Mi alzo di buon'ora, mossa per altro inutile ma non avevo  più sonno. Vago per casa in preda a quel miscuglio di sentimenti in bilico tra l'angoscia per il viaggio così lungo (ben oltre le mie colonne d'Ercole) e l'eccitazione per il viaggio così lungo (ben oltre quanto mi sarei mai aspettato). Poi, alle 14e30, esco a prendere il bus GTT fino a Torino: solito tragitto, solita dormita.    
Alle 16 sono nella Motor City, vago per qualche tempo in cerca: 1.di un'enoteca aperta per non recare meco oro, incenso o mirra; 2. di una farmacia, dove investire qualche euro in filo interdentale; 3. di un bar che mi venda una bibita DAVVERO gelata.       
Alle 17.30, pezzato come una mucca frisona, varco le porte della stazione di Porta Susa, dove un sempre cordiale e gentile bigliettaio mi scaglia contro i biglietti A/R per Milano Centrale; mi inchino di fronte a tanti formalismi e a tanta cortesia e mi allontano prima che si incazzi davvero.     
Alle 17e59 il treno giunge in stazione e riparte verso la capitale meneghina (prima ondata di ricordi, che mi riporta clamorosamente a ripensare a quando ero obiettore e me ne andavo a zonzo per il nord Italia -gratis- sui treni FFSS nel tentativo di andare a salutare amici sparsi in ogni dove).        
Alle 19e40 il treno entra in stazione a Milano (seconda serie di ricordi, che mi rimanda indietro di due anni, verso un capodanno spettacolare passato sopra Lecco e che aveva avuto come trampolino di lancio proprio questa stazione).

Il viaggio è finito, ora la cosa si fa seria. Per la prima volta da che metto piede a Milano, lo faccio da "ospite", da persona che sa che passerà la notte in città e non farà più quel "mordi e fuggi" tipico del pendolare o del viaggiatore per divertimento; questo mi fa sentire terribilmente piccolo e minuto nei riguardi di ogni struttura che componga l'urbe per cui mi sto trovando a vagare.       
Le statue che campeggiano sulla facciata della stazione sono inquietantemente grosse e vigorose. I grattacieli che si stagliano lungo la linea dell'orizzonte sono imbarazzanti, tanto sono alti. Poi c'è la Metro: enorme, labirintica, comoda anche, ma difficile da assecondare.

Quando esco da sottoterra, sono in piazza Duomo. La madunina si offre con potenza allo sguardo dei presenti; l'ampio spazio aperto, incontrato così, a questo modo, i raggi del sole quasi paralleli al terreno, le massicce facciate dei palazzi: è troppo per me. Mi sento inebetito, straniato, mi manca il fiato e la capacità di connettere. Inizio a telefonare a mezzo mondo dicendo di essere sotto la madunina. Prendo a vagare come un povero picio per il corso, fino ad arrivare in piazza San Babila. Mi guardo attorno, inizio a fare una lunga serie di confronti tra Torino e Milano; mi sento spaesato.         
A Torino sono una persona come tante, perfettamente anonimo; qui sono uno straccione, rapito dalla maestosità dei poster pubblicitari dei negozi. A Torino gli sbirri non sanno mai un cazzo; qui li sento parlare in spagnolo con dei turisti che avevano chiesto informazioni. A Torino se vedi passeggiare per il centro due ragazze di colore pensi "saranno due puttane che hanno sbagliato strada"; qui i giapponesi si avvicinano e chiedono loro degli autografi, delle foto. A Torino c'è la Mole, che può piacere, ma resta comunque un edificio del cazzo, senza nessuna logica, nascosto nelle viuzze del centro, quasi a volerlo nascondere da occhi indiscreti (nonostante tutti i palazzi intorno siano così bassi da farlo spiccare ancora di più, lì in mezzo); qui c'è il Duomo, che ti arriva incontro quasi come un dritto sul muso, strategicamente di fronte all'uscita della metro, e si impone nonostante i palazzi circostanti lo accerchino claustrofobicamente.     
Passeggio così per una delle vie più griffate ed esclusive d'Italia, conscio del fatto che "un torinese che corre è un milanese che cammina", finché non mi appare la sagoma familiare di Walz: finalmente mi sento meno naufrago.
(fine prima parte)










delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 10:28 | commenti (2)


mercoledì, 18 agosto 2004
 

Mio Cuggino, Mio Cuggino

Notavo oggi, mentre il cugino più piccolo (Giulio, 1 anno) tenta di muovere i primi passi in autonomia, quanto il più grande (Lorenzo, 4 anni) sia un piccolo doppiogiochista. 
Dopo aver fatto i suoi porci comodi per mezz'ora, si lamenta  e strepita (da buon schizzatino, quale è) perché non ottiene attenzione alla sua richiesta di un ghiacciolo. Coi lacrimoni agli occhi si precipita dalla zia (mia madre) che lo difende, mi insulta perché l'ho fatto piangere e afferma -con estremo coraggio- "Povero angelo di zia!".

ANGELO?!? Ma se stamattina mi hanno telefonato da Liverpool i capibanda della frangia più oltranzista di hooligans perché lo vogliono ingaggiare come capocurva per la prossima stagione!



delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 20:42 | commenti (3)


martedì, 17 agosto 2004
 

L'angolo del tamarro (ovvero Il sequel di Ground Level)

Provo vergogna nell'ammettere quanto i miei ascolti estivi si intamarrizzino. Eppure in estate, salvo rare eccezioni, non me la sento di mettermi ad ascoltare mattonazzi come Hot Rats, Deja Vu, Tales From Topographic OceanUmmagumma e via dicendo -pur amandoli appassionatamente-.

L'estate 2004 verrà però da me ricordata come quella delle infatuazioni musicali "mordi e fuggi": brevi periodi in cui mi drogo pesantemente di una sola canzone, fino alla nausea totale e all'abbandono. Una roba che non mi succedeva da anni, dato che -di norma- si tende ad affidare a una manciata di canzoni (se non a una sola) i ricordi dell'intera stagione.  
In sequenza, sotto il solleone sono passate via:
-Le Vibrazioni (E Se Ne Va), 4 giorni;
-Eamon (Fuck It), 5 giorni;
-Cypress Hill (What's your Number?), 11 giorni;
-Gianna Nannini (Amandoti), 8 giorni;
-The Von Bodies (C'mon C'mon), 14 giorni;
-Tiromancino (Nessuna Certezza), 6 giorni;
-Medusa (Mexico), 3 giorni;
-Len (Steal My Sunshine), 5 giorni;
-Kelis (Trick Me), 6 giorni;
-Prozac+ (Luca), 4 giorni;
-Natasha Bedingfield (Single), 3 giorni;
-Shamen (Ebeneezer Goode), 3 giorni;
-Something Corporate (Punk Rock Princess), 9 giorni.

Ora, scemando la bella stagione, la follia sta passando.
Però prima di chiudere il ciclo di pessimi ascolti, ecco balenare alle mie orecchie una nuova trashata, che non mi posso fare sfuggire, che non posso fare a meno di cantare come un pazzo sotto la doccia o davanti ai fornelli -la classica immagine della "carta di caramella rimasta troppo tempo al sole", che quando la apri fai un danno perché ti resta tutto appiccicato alle dita-; signore e signori, Vi presento la -spero- ultima canzone tamarra dell'estate 2004: RESTA ANCORA di Fish featuring Esa e RetNek.

Mio Dio... So che un giorno mi vergognerò di tutto questo, ma ora la trovo stupenda. (fine seconda parte)

















delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 14:01 | commenti (4)


lunedì, 16 agosto 2004
 

Amori Estivi

Abbandonati da tutto e da tutti, tento di non annegare nella noia estiva buttandomi sulla mia grande passione: la musica.
Inutile dire che tutte le mie donne mi hanno abbandonato (chi per andare con il fidanzato chissadove, chi per andare al mare coi genitori, chi per andare in Danimarca a costruire case -ma che cazzo di vacanza è?!?-). Quindi la mia VERA grande passione è passata in secondo piano, volente o no.

Eccomi allora a rincoglionirmi notte e dì con una playlist di tutto rispetto.
New Entries:
-Jump Little Children, Between The Dim & The Dark;
-Motel Connection, "A+R" O.S.T.;
-Stellar Ray, Telepathy.

Oldies:
- Tim Buckley, Dream Letter (Live In London 1968);
-INXS, Welcome To Wherever You Are;
-Neil Young, Everybody Knows This Is Nowhere;
-Mazzy Star, So Tonite That I Might See;
-Bossa Nostra, Solaria;
-Wilson Pickett, In Philadelphia;
-Groove Collective, We The People;
-Jimmy Smith, The Sermon;
-Mongo Santamaria, Stone Soul;
-Donald Byrd, A New Perspective;
-Fabrizio De André, Rimini.


Questo per dire che un tempo, quando ancora ero un giovine virgulto coi capelli lunghi, le magliette dei concerti rock, la faccia disfatta dalle troppe notti bianche e il ventre piatto, sognavo di diventare come i miei amici "grandi" che erano tutti così "cool" (perché l'appellativo "figo" è riduttivo e abusato):
loro guidavano macchine col serbatoio quasi sempre in riserva;
loro gremavano come i pazzi e avevano sempre un pacco di cartine in tasca;
loro viaggiavano spesso a trovare i loro amici sparsi per il mondo;
loro ascoltavano musica bella e strana (che difficilmente mi era mai capitato di ascoltare in macchine di persone "normali");
loro vestivano sempre in modo stravagante ma mai troppo appariscente;
loro venivano idolatrati da stuoli di giovini e giovine (nonostante primi segni di calvizie e un filo di panzetta);
loro sapevano sempre dove andare -anche se li avvisavi dieci minuti prima di piombargli in casa-;
loro avevano stanze che erano delle vere e proprie tane, col letto sempre sfatto, i poster alle pareti, il pc sempre acceso e connesso, milioni di cd masterizzati;
loro erano soliti riunirsi in veri sabba che chiamavano "aperitivi";
loro avevano visto più di cento concerti in tutta la loro vita;
loro...
Tutto quello che sognavo di diventare, un mondo, uno status, uno stile.

Poi, in un caldo giorno d'estate, cazzeggiando on line con un amico, ti alzi dalla postazione computer, guardi la tua stanza spaventosamente disordinata ma precisa nel suo caos, il letto da rifare alle quattro del pomeriggio, la musica funkeggiante degli SkunkHour e i cd da scrivere accatastati di fianco alla sedia; ti accarezzi il ventre un "poco" arrotondato; vai in bagno a lavarti i denti e noti quanto la tua sfumatura dei capelli sia "alta"; ti sciacqui la faccia ed esci per un veloce aperitivo...
Infine, la concretezza di un pensiero: ora sono come loro -chissà come, chissà da quanto-, ora sono come volevo essere dieci anni fa -chissà perché-.

*STUPEFATIO*

In testa la strofa di una canzone che sembra non affievolirsi mai...
"Brucia ancora che prima o poi ritornerò
Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto
Non temere zeta reticoli on my mind
Aspetterò il momento per un migliore slancio"








































delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 20:47 | commenti (5)
 
...e anche ferragosto è passato...

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 00:07 | commenti



Memorabilia
sequenziale:


***Testimone oculare della
mia stessa vita***

...considerazioni confuse, pensieri sparsi, opinioni acatisiache, supposte di saggezza...


il Sommelier consiglia:
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Contatti:
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sito ottimizzato per FireFox Mozilla (infatti con Explorer si vede di merda)
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