La Fonte Del Nulla²

...odio gli elenchi appesi al muro,
le scadenze così ordinate non mi fanno più pensare ad altro.


domenica, 26 settembre 2004
 

Concretezza

"...io non guardo il tramonto sentendo le voci,          
penso solo che Dio ha un bel impianto luci.
"           
(Afterhours, Oppio, 1999)




delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 21:13 | commenti (4)
 

Viaggio Solo (No Excuses)

Non ho mai sognato di fare una serata di totale improvvisazione. Di quelle che pare riescano benissimo a pi3r, dove turbini tra facce, cocktailz, jointz, discorsiz et cosez. Non ci avevo mai lontanamente sperato di arrivare a trovarmi in simili situazioni, conoscendo la mia indole da mancato trascinatore di folle e la mia pantofolaia attitudine al gestire le cose partendo ALMENO da una base comune a due o tre elementi -dove andiamo non conta un cazzo, ma almeno gradirei sapere chi siamo-.            
Fatto sta che ieri sera vengo abbandonato dalla mia comune compagine canavesana, diasporata tra stadi, cene e impegni personali su cui puoi puntare l'orologio, e resto bellamente a galleggiare con una sola idea in testa; la certezza unica che, first timing, non aveva nulla a che vedere con le persone quanto -piuttosto- con un luogo, una serata.           
Mi ritrovo quindi ad annunciare virtualmente, qua e là, la mia presenza al circolo Pueblo già dal pomeriggio di mercoledì.

Quello che poi è andato succedendo sabato è tutto un altro discorso, causato un po' dal temerario spirito di emulazione del "pi3r's lifestyling" e un po' da una particolare concatenazione di eventi e voci amiche.                  
Nel tentativo di andare con ordine, riassumo così le dinamiche:

-ore 15.00, noto che il prode Hannibal non ha postato la sua formazione di fantacalcio per la giornata; lo derido e poi, fulmineo, rammento che potrebbe essere nella Motor City per la settimana letteraria con quei pazzi della NetzFunk; scatta l'operazione "rivedi un amico sparito nel nulla dopo un anno", invio sms per avere conferma dei miei sospetti;

-ore 16.00, la risposta di Hannibal giunge forte e chiara "ci vediamo stasera"; bene, abbiamo un appoggio alla serata.

-ore 17.00, attendo news da eventuali personaggi che però non si palesano; amen, viaggio solo.

-ore 20.45, esco di casa, passo a mettere un po' di benzina per arrivare fino in città e cerco un contatto con l'Hannibal, che non risponde; chiamo David, lui risponde e mi dice che in quel momento stavano mangiando un boccone; ci si accorda su un ritrovo in piazza della Repubblica da lì a mezz'ora, poi soggiunge che "dopo non sappiamo cosa fare"; poco male, una mezza idea io ce l'avrei.

-ore 21.30, arrivo sul luogo convenuto, sbattimento atomico nel tentativo di trovare parcheggio nella zona più popolosa del sabato notte taurinense, poi incontro i ragazzacci; qualche scambio di battute, come stai come non stai cosa fai ora, decisione drastica "andiamo al KM5", ok.

-ore 22.00, arriviamo trascinandoci al KM5, ci sediamo e prendiamo da bere, si parla e si ride parecchio, poi salta fuori che "dalle parti di dove abitavo una volta ci sono delle tipe che danno una festa di laurea a casa loro"; nessuno conosce nulla di più di questa festa, allora lasciamo la proposta lì, a fermentare nelle nostre memorie.

-ore 22.40, mi telefona Max comunicandomi il risultato della partita e soggiungendo che "sono un po' cotto, ma un giro in centro me lo faccio", uno di noi.

-ore 23.15, Max arriva, saluta tutti, prende da bere -e noi con lui- e poi si ricomincia col giro di saluti et convenenvoli; la gente inizia a dare segno di stanchezza, io inizio a credere che andrò al Pueblo da solo.

-ore 23.40, dove andiamo e cosa facciamo? tutti bolliti, Paulone afferma "andiamo a casa e ci guardiamo un film, eh?"; va bene, va bene tutto; ci alziamo dal tavolino nel dehor e ci infiliamo nel tratto di strada antistante il KM5; Paulone entra a salutare qualcuno.

-ore 23.50, Paulone è sparito; nell'attesa incrociamo Briish, redivivo e lucido dopo anni, con cui scambiamo quattro chiacchiere; passa da lì anche Mastro, un saluto e scompare nella movida.

-ore 23.55, Paulone riappare con una birra e un sifone, dentro -dice- c'è una bella moova, una festa di laurea, forse; tracheggiamo, poi risalta fuori l'opzione festaignota ventilata quasi due ore prima.

-ore 00.01, tutti d'accordo, ci troviamo davanti al cinese di via Nizza per andare a questa emblematica festa; già un poco alticci, raggiungiamo le auto e iniziamo la traversata del centro cittadino.

-ore 00.30, dopo vari giri dell'isolato trovo un parcheggio in una viuzza di San Salvario non proprio raccomandabile, ma tant'è; gli altri, pare, sono già dentro.

-ore 00.40, arrivo sotto la casa dove -presumo- si tenga la festa, sui balconi (tre) ci sono maree di persone che bevono-fumano-strepitano-cantano, sul marciapiede (uno) ci sono maree di persone che cazzeggiano, entrano e escono dal portone, sospesa nel vuoto c'è una corda alla cui estremità è legata una chiave (una) per aprire il portone; in compagnia del prode Max mi guardo attorno e, poco prima di muoverci verso l'atrio, intravedo un volto noto, ma davvero noto: è Marco Maccarini.

-ore 00.42, alla vista di Maccarini inizio a sdare di testa, "capisci? è una festa TRENDY!" - giro di vino, "cazzo, c'è MTV!!!" - sifone, "sono a una festa gigantesca dove non conosco nessuno e c'è MACCARINI!" - giro di porto, "cazzo, c'è MTV!!!" - birra, "ma minchia, ti rendi conto?!? l'evento MONDANO della stagione!" - sifone, "siamo a una festa troppo COOL!" - giro di vino rosso.

-ore 01.30, nel degenero globale noto -anche perché Marco Maccarini se n'è andato e la serata mi è "calata di tono" (invero avremmo preferito una Giorgia o una Valeria)- un considerevole numero di particolari, tra cui: nella casa, dove presumibilmente vivono delle persone, non ci sono mobili; c'è un cane che gira tra i presenti; il pavimento della stanza adibita a sala da ballo è in parquet; è tardi ma la musica è ancora a volumi sostenuti; sono finiti i bicchieri di plastica.

-ore 02.00, precisi come orologi, arrivano delle volanti degli sbirri (quattro) ingenerando poco panico, pochissime scene isteriche e tantissima inconsueta e immotivata ilarità; coretto dell'antoniano "via via la polizia", sifone di benvenuto perché "vuoi mica accogliere gli ospiti a mani vuote".

-ore 02.15, le volanti (quattro) se ne vanno; la festa continua (ma si è mai interrotta?); un tipo mi si avvicina, "bicchieri?", "finiti" rispondo io; poi inizio a fissarlo e gli domando "ma tu, sei amico dello sposo o della sposa?", mi fissa e sbotta "ma questa non è una festa di compleanno?", un ragazzo di fianco a me esordisce "no, a me hanno detto che il padrone di casa si è laureato", "ma qui ci vivono delle ragazze", "ma chi ti ha invitato?" domanda una quarta persona, "un tipo dal balcone mi ha detto di salire che c'era da bere"; degenero totale, giro di vino rosso; ci spostiamo un attimo in balcone a parlottare.

-ore 02.35, decidiamo -io e Max- che stiamo iniziando ad accusare il peso dei bagordi, quindi salutiamo un po' tutti e ce ne andiamo; in strada ho l'illuminazione, "qui ci vuole un panino dal porcaro; tra l'altro il Santa Rosalia è qui dietro!"; dimentico del fatto che Max è vegetariano, ma lui appoggia l'idea quindi si va.

-ore 02.50, tengo in mano uno dei panini più rausi, marci, unti, BUONI del creato intero; la chimica è una bruttissima storia; scambio quattro battute con il ragazzone riguardo il delirio scomposto e trendy della festa, rutto sonoramente; ci ritrasciniamo verso le macchine e ci salutiamo.

-ore 03.20, quando infilo la chiave nel quadro di accensione, la giro e il cruscotto si illumina per magia, noto che è tardino per ipotizzare di andare al Pueblo anche da solo; indirizzo la vettura verso casa e lei, dolcemente, mi ci porta, passando davanti ai Murazzi brulicanti, in un corso Giulio stranamente affollato, correndo lungo una statale desertica.

-ore 04.05, entro in casa e barcollo fino al letto. Dissolvenza in nero, titoli di coda.

La missione "rivedi un amico sparito nel nulla dopo un anno" può dirsi brillantemente conclusa. Alla luce di tutto ciò, però, credo di dovere quanto meno delle scuse a tutti coloro a cui avevo promesso un mio passaggio alla serata del Pueblo, con l'impegno a recuperare quanto prima la mia mancanza.
Poi, cercate di capirmi, là c'era MTV!!!

 






delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 15:23 | commenti (6)


sabato, 25 settembre 2004
 

Wait In The Fire

Torno ora. Sto bene. E' stata una bella serata. Grazie.
Così vorrei concludere questa serata, con questo messaggio in forma di sms. Invece no. Preferisco tenere tutti sulle spine e non far trapelare la mia felicità di momenti come questo.

Inizio ascoltando Grace, dopo aver riscoperto Lover su un altro bel disco. La ascolto in macchina, a volume spietato, e urlo. Poi scendo dalla vettura. Entro nel locale e mi siedo. Soliti giri di birre, amici, saluti, presenze. Musica in sottofondo, discorsi assurdi a sovrastare il tutto. Finché lei non parte. Che caso! No, che destino strano.

Poi si esce alla spicciolata, chi prima e chi dopo. Improvvisa ti risalta fuori lei, mentre sull'onda passeggera della passione insana discuti di massimi sistemi con un amico. Il tempo si dilata, in un quarto d'ora hai esplicitato concetti di estensione biblica e la cosa in sè ti fa stare ancora meglio, poi risali in macchina, frughi tra le cassette e la ritrovi ancora. La prepari con cura. Accendi le luci, poi il motore. Liscio come l'olio, fai partire il nastro.
Un suono metallico, un riff docile, poi l'urto, frontale, deciso, secco. La voce che si leva come un gemito, cresce, si dilata come una pupilla sensibile alla luce, tutto si ferma nel tempo e si espande nello spazio. Ti cullano le morbide percussioni. Lui aspetta nel fuoco.

Quando entri dal cancello di casa, senti il cuore scoppiarti e la mente leggera, fresca. Senti la voce levarsi al cielo in un impeto di follia, una estrema richiesta di aiuto. Lui aspetta nel fuoco.

Spegni la macchina. La musica scema lentamente e in modo naturale, un ultimo gemito ancora. Non ti eri mai accorto che quel locale dista da casa tua solo 5 minuti e 22 secondi: giusto il tempo di una grazia.




delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 00:54 | commenti


giovedì, 23 settembre 2004
 

Aforisma

lei "se sai anche cambiare una lampadina sei davvero l'uomo perfetto!"
lui "sì che la so cambiare. però giro su me stesso per avvitarla...".



delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 20:11 | commenti (3)


domenica, 19 settembre 2004
 

Considerazioni sparse sulla musica

1. Ci sono due pubblicità che hanno musiche di un pregio particolare in questo momento storico: la prima, di una nota automobile, è associata a Little Wing di Hendrix; la seconda, di un noto erogatore nazionale di energia elettrica, ha come sottofondo Sunday Morning dei Velvet Underground.
Siccome entrambi i promo sono ben realizzati, non banali e non volgari (in particolare per la seconda pubblicità in questione), mi piace considerarli dei "bei momenti televisivi".

2. Trovo Mariolino Manson un po' risibile. All'inizio poteva anche godere di un po' della mia attenzione (essendo all'epoca una 'criatura' di Trent Reznor), ora no. Anzi, soggiungo, ha proprio sfasciato la balle.
Recentemente, pare abbia aggiunto un'altra cover alla lunga serie di stupri musicali perpetrati negli anni: Personal Jesus dei Depeche Mode, la quale -di per sé- non era poi nulla di particolarmente eclatante. Il nostro satanico amichetto ha pensato bene di riproporla IDENTICA all'originale, salvo qualche vaga tessitura rumoristica sovrastante il tutto. Il rock è morto? No, almeno finché il diabolico Manson non deciderà di fare una cover di qualche pezzo di Cristina D'Avena.
Che so...la sigla degli Snorkie o qualche estratto dal disco dei Bee-hive.

3. Vita breve, per quel che ne so, quella dei Reef. Anche perché il secondo disco non mi era mai poi garbato così tanto come il primo (uno dei "dischi della vita"). Nonostante tutto, però, mi sono ritrovato a scoprire in questo assolato e terso giorno di pre-autunno una loro canzone, contenuta sul suddetto Glow -il secondo-, davvero mirabolante e incantevole: Consideration.
Più che l'apice di una carriera, il triste canto del cigno.
A sentirne di cigni morire con tanta passione, però!







delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 23:31 | commenti (2)


sabato, 18 settembre 2004
 

Live Fast. Die Young. Go in white.

Gli eventi che ci accadono sono, il più delle volte, inattesi e imprescrutabili. Tutto nella norma, insomma. Non fosse altro che da un po' di tempo a questa parte non riesco nemmeno più a concedermi il mio attimo di follia cogitativa da cyclette in palestra, rapito come sono a fare discorsi folli e senza alcuna connessione con la realtà.
Nelle ultime quarantotto ore me ne sono accaduti tre significativamente fuorvianti. Roba che o ti capita una volta nella vita o non ti capita mai, nemmeno spalmata lungo tre o quattro reincarnazioni karmiche. E tutte sono avvenute al di fuori della mia sana mezzoretta di pedalata a vuoto. Come a dire "allora in palestra puoi anche avere dei contatti sociali nella norma?".
Sì, come no!

Me la suono e me la canto. Se mentre state sudando come un ossesso, vi si avvicina qualcuno ondulando leggermente il dito verso il vuoto; se lo fa mentre siete in una palestra; se lo fa dopo avervi visti e aver interrotto una serie di esercizi apposta per venire da voi; se ha negli occhi il vuoto implorante di chi sta venendo a farvi la "domanda della vita"; se vi capita tutto questo, SCAPPATE!
Io non ho avuto questa prontezza di riflessi e sono tuttora scosso dalla "domanda della vita", che pressapoco si articolava così:
"Io prendo Sky, c'è un canale...il canale 100...passano musica in chiaro tutto il giorno, cioè...è che fanno le pubblicità degli altri canali a pagamento ma sotto...sì, ci passano delle musiche troppo fighe. E allora l'altro giorno stavo guardando e hanno mandato lo spot di un canale che trasmette roba...cose tipo...dei documentari, 'ste robe così no? E c'era sotto sta musica. E mi sono detto 'chiedo a lui che di musica ne capisce'. E c'era sta canzone che aveva quel suono di chitara che pare fatta con le corde di metallo e poi c'ha la cassa e tutto l'affare che forse è fatto in metallo (mima il gesto di suonare la chitarra)...che faceva così (mima il suono che faceva la chitarra). Poi c'era sto qui che cantava, ma non so se è un solista o un gruppo...però mi sembrava roba vecchia, non cose recenti, sai...poi quella chitarra lì mica si sente spesso (ri-mima lo schitarramento)...e a un certo punto sentivi lui che cantava...io non lo so l'inglese, non ci capisco...però mi pareva dicesse che...era una roba tipo...(chiude gli occhi) 'cosmiiiiinnnnmyuomaaaaaa' o una cosa così...e poi ripartiva con la chitarra e cantava altre robe che 'sendueeeeeetumeeeeeeeeiiiiiiiiiiiiii' (continua a suonare una chitarra fatta d'aria)...solo che durava poco e allora mi sono detto 'chiedi a lui che ne sa'. Tu, quindi, non è che sapresti dirmi di chi è sta canzone o almeno solo il titolo?".

Undercover. Nel vano tentativo di riprendermi dalla suddetta domanda, mi appoggio a una pedaliera di uno degli attrezzi in centro alla palestra, sguardo fisso nel vuoto, bocca semi aperta e sudorazione copiosa. C'è un momento nemmeno tanto breve di black out nella mia testa, poi quando il mio neurone superstite decide di rinvenire, riprendo possesso di me e mi avvicino alla rastrelliera dei manubri. Lì, nel gesto estremo di afferrare due manubrietti da dodici chili, vengo intercettato da un ragazzino, neofita e appena calatosi nel mondo della palestra, che lamenta "eh, certo che però qui ce ne sono poche di ragazze! cambiano sempre orari, vengono per poco...siamo sempre e solo ragazzi qui dentro!".
Tedio, noia. Vorrei sbadigliargli in faccia. Poi mi trattengo. Intravedo il titolare del luogo del dolore vicino a me. Tentativo estremo: ravviviamo l'ambiente. Guardo il pischellino e affermo con sicumera: "ma perché, non lo sapevi che la palestra è una copertura per un circolo gay?". Il giovine virgulto sorride. Il proprietario intuisce e interviene, rincarando la dose: "certo che lo sa! gli ho anche chiesto se voleva la tessera del club, quando si è iscritto!". Vedo trasalire il malcapitato. "no...non me lo ricordo mica", afferma sbiancando. "ma certo! poi non mi dirai che non hai mai sentito nessuno dire 'oh, mi è caduta la saponetta!' mentre è sotto la doccia?", domando io. "ma io la doccia la faccio sempre da solo!", il terrore si è ormai impossessato del suo giovane corpo, mentre scruta intorno a cercare una figura femminile (totalmente assente in quel momento).
"eh, ma così ti perdi tutto il divertimento!".
Prima di vederlo morire di infarto, io e il master lo rassicuriamo del fatto che stavamo solo scherzando. Ma ormai il processo di nathanneverizzazione era a uno stadio troppo avanzato.

Confesso, a Dio e a voi fratelli... Ma nemmeno nello spogliatoio posso godermi un attimo di tranquillità. Vengo infatti assalito verbalmente da un ignoto giovane logorroico in vena di confessioni e in cerca di supporto morale. Entra nella doccia e inizia a confessarsi con me, unico astante in quel momento. Problemi di donne, ovviamente, su cui sorvolo bellamente.
Il fatto in sé potrebbe anche essere normale, perché, per quanto poco noto ai più, anche gli uomini tendono a farsi confidenze come le donne. Quello che non è normale è la quantità di idiozie estrapolate dal suddetto docciante nell'arco di una abbondante mezzora. Senza tenere conto, ovviamente, del fatto che -di norma- nello spogliatoio di una palestra c'è SEMPRE un gran via vai di gente.
Risultato: sei spettatori involontari di un discorso sull'orlo dello psichiatrico tra me e lui e risate trattenute a stento. Culmine dell'evento, questo nostro scambio di battute:
lui "eh, ho la coda di donne fuori dal cancello!"
io "fai come me, metti il distributore di numeri come dal macellaio"
lui "eh, vedo che la situazione è simile per tutti: figa zero e sentimenti pochi!".
Dopo di che, chiude il rubinetto dell'acqua e non si muove per almeno tre minuti. Guardo gli altri che sono con me nello spogliatoio e dico "non è che si è impiccato nella doccia?!". Poi, finalmente, esce dal cubicolo una mano che afferra un asciugamano e TUTTI scoppiano a ridere.
Il poveretto si sporge fuori dalla doccia, vede tutta quella folla e, arrossendo, chiede "è da tanto che siete lì?".

Da lunedì mi iscrivo in piscina.
















delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 18:47 | commenti (2)


venerdì, 17 settembre 2004
 

Petizioniamo tutti assieme!

Beccatevi questo. Non dico una sola parola in più, perché parlino i fatti.


delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 20:17 | commenti (1)


mercoledì, 15 settembre 2004
 

Segnalatio

Un uomo buono solo a guardarsi le scarpe, solleva il capo verso lo schermo e segnala questo sito. Chapeau! 

 


delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 10:20 | commenti (2)
 

Quei giorni di incantevole poesia...

I miti, quelli veri, non crollano mai. Non decadono con il tempo. Mutano, piuttosto. Si deformano, tuttalpiù. Ingrigiscono per la vecchiaia o per la polvere. Ma non crollano.
Ho avuto molti miti negli anni della mia infanzia e durante la mia adolescenza. Non ho mai avuto un padre vicino, per cui mi sono limitato a sopperire a questo ammanco con delle macroscopiche figure maschili di riferimento. Che si avvicendavano nel tempo, che cambiavano voce, faccia, espressioni e modi di dire; che seguivano le mie evoluzioni negli anni e nei mesi. Persone che andavano e venivano, più o meno per caso: amici delle mie zie, amici di mia madre, fidanzati delle zie, loro colleghi di lavoro, loro compagni di scuola. Li ricordo tutti o quasi, perché oggi sono il risultato del contatto con tutti loro. Alcuni sono spariti dalla circolazione, risucchiati in circoli più grossi di loro; alcuni sono usciti di scena da una porta laterale, un arrivederci più che un addio; alcuni li vedo tuttora in giro, molti si ricordano di me quando ero piccolo ma pochi sanno davvero l'importanza che hanno avuto e che hanno tuttora per me; alcuni sono semplicemente andati via, vivono chissà dove con chissà chi; alcuni non sanno nemmeno più chi sono, ma forse va bene così.
Ho avuto molti miti negli anni della mia infanzia e durante la mia adolescenza; ma per quanto il tempo possa aver mutato le persone, le cose e le situazioni, porto ancora con me un pezzetto di tutti loro.

Dire a qualcuno "ti amo" ha un peso quasi soffocante. E' un vincolo sociale più che spirituale. Ma dall'altra parte non sai mai che reazione potresti scatenare. Potresti innescare un meccanismo insano di autoconservazione, causando fughe improvvise o sparizioni degne del miglior Copperfield. Potresti effettivamente incatenarti a una sensazione passeggera per un tempo fin troppo lungo. Potresti provocare involontariamente infarti o orgasmi multipli, tuffi al cuore e strozzamenti allo stomaco. Potresti sbagliarti, ma sarebbe troppo tardi e dire "scusa, ma stavo scherzando" non sarebbe molto carino. Potresti avere ragione, ma a quale prezzo?
Credo di avere detto "ti amo" con cognizione solo due volte nella mia vita. Nel momento ne ero anche convinto e pure con una certa forza. Probabilmente una volta l'ho anche detto dopo averci riflettuto a lungo: un parto travagliato. Peccato che in entrambi i casi, la cosa non abbia portato da nessuna parte. Non che non abbia sortito alcun effetto o che non abbia suscitato almeno una reazione, però i risultati sono abbastanza evidenti per la mia persona. Non basta fare attenzione e mordersi la lingua tutte le volte che stai per pronunciare quelle due parole; così come non basta non dormirci la notte; così come è totalmente inutile aspettare -che cosa, poi?-.
Credo di avere detto "ti amo" con cognizione solo due volte nella mia vita; chissà dove sarò quando lo dirò per la terza volta?

L'università è una esperienza che segna nel profondo. Per lo meno, a me ha segnato davvero profondamente. Sono come ferite rituali che tu non decidi dove, come e quando procurarti alla tua anima, però ti svegli al mattino e quando le trovi sei così felice che vorresti poterle mostrare a tutti. Non è solo una questione di status, o di atteggiamento, o di modi di vivere. E' una questione di strade che ti entrano dentro, di persone che lasciano respirare la loro anima accanto alla tua, di eventi e luoghi che incroci fugacemente ma che, quando li ritrovi, li accogli con la stessa passione e lo stesso rapito trasporto di quando ritorni a casa dopo un lungo viaggio.
Ci sono momenti in cui ti senti utile nel tuo vissuto, perché hai l'occasione di fare da guida a persone totalmente estranee a certe "cicatrici"; possiedi la conoscenza di una città, di una serie di usanze, trucchi, strategie; una sorta di massoneria a cielo aperto che ogni anno accoglie migliaia di nuovi adepti. Nessuno chiede di farne parte in maniera esplicita, nessuno decide quando è giunto il momento che tu ti faccia promotore di un certo modo di agire sulle leve più giovani, nessuno domanda espressamente di uscirne. Ma va avanti così da sempre. Rappresentare in poche parole quel "qualcosa di più" della vita da universitario non è facile, anzi, non è proprio fattibile. Sarebbe un lungo elenco di parole prive di valore o significato, senza nessun apparente legame tra loro. Sarebbe come spiegare la vera natura delle stelle cadenti, come dare una motivazione logica all'uso rituale della scarificazione.
C'è, lo sai che esite, ti può interessare conoscerla, provarla magari. Ma la spiegazione, forse, è meglio lasciarla a chi non ha la fantasia e lo spirito e il coraggio necessari a sognare e guardare al di là delle cose.

dedicato a Gianni "tosto", ovunque egli sia.








delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 01:09 | commenti


lunedì, 13 settembre 2004
 

Citazione

Marge: "Questa è la cosa peggiore che tu abbia mai fatto!"     
Homer: "Umpf! Mi dici così tutte le volte, ormai ha perso ogni significato!"



delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 14:59 | commenti (1)



Memorabilia
sequenziale:


***Testimone oculare della
mia stessa vita***

...considerazioni confuse, pensieri sparsi, opinioni acatisiache, supposte di saggezza...


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