La Fonte Del Nulla²

...odio gli elenchi appesi al muro,
le scadenze così ordinate non mi fanno più pensare ad altro.


venerdì, 29 aprile 2005
 
Sprazzi Di Primavera

Il 2005 è appena iniziato e ho appena trovato il disco dell'anno. Senza remore e senza possibili rimorsi.
Pochi giri di parole e preamboli. Lui si chiama Diego Mancino e il suo album d'esordio è intitolato Cose Che Cambiano Tutto.
In realtà il titolo è fuorviante, perché la musica qui contenuta non cambia una beata fava nel mondo della musica contemporanea (non è, che so, un A Short Apnea); quello che cambia è lo stato d'animo di chi l'ascolta: miele per l'anima. E chi ha orecchie per intendere, intenda.
Di origine milanese, il suddetto personaggio spunta fuori dal nulla nel mese di gennaio, con una canzone (Cose che cambiano tutto) e un video quanto mai poetici: testo scarno ma aperto ad ogni chiave di lettura ("e noi, di cosa siamo fatti? di vento, di rivolta o solidi ricordi?") e clip oltremodo iconico, in grado di dimostrare quanto una piccola cosa (una sfera di metallo) possa essere in grado di portare stravolgimenti profondi (crepe nei muri) in un ambiente chiuso (una stanza). Rappresentativo e neoromantico.
Da lì alla pubblicazione del disco d'esordio passa forse un mese. Grandi aspettative da parte mia, tutte ampiamente rispettate e, molto spesso, superate.
Arrangiamenti essenziali e asciutti, pennellate di piano fender, Cesare Basile che fa capolino tra i piatti e la chitarra, suoni morbidi, avvolgenti, al limitare tra il beat anni '60 e il gusto per l'intrico sonoro anni '70, con lievi tocchi di chitarre dilatate e una sezione ritmica che sussurra un incedere costante e imperioso.
Si aggiunga, a questo, il fatto che il nostro è dotato di una gran voce, a metà tra il Dalla d'annata e l'Agnelli più ispirato e intenso; così, giusto per dare un'idea.
Da brividi la prestazione de Una buona ragione, o il timido ritmo da dance-hall di Strana l'estate (in che anno siamo finiti? nel 1965 o nel 2005?), mentre si resta sconvolti dalla sofficità con cui si srotola il tappeto sonoro di UFO; lo straniato incedere di Cosa mi dirai rappresenta al meglio, poi, il risultato di questo costante stare in bilico tra tradizione cantautoriale e sperimentazione sonora.
Dire che siamo di fronte a un Beck italico, forse un po' meno sfrontato e schizoide e un po' più "artista", potrebbe sembrare eccessivo. Ma siamo comunque di fronte a un piccolo prodigio, bisogna ammetterlo.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 00:31 | commenti


martedì, 26 aprile 2005
 
Il Giorno Della Betoniera Accasciata

Esco di casa in ambasce, poco preparato a quello che mi attende. Sulla strada che costeggia il fiume incrocio una betoniera piegata su un fianco, accasciata lungo una piccola riva che scorre a fianco della strada, poco più in qua della massicciata di pietre e cemento.
Un bel danno, demolita la cisterna e la pompa idraulica, spazzato via il tetto dell'abitacolo, il traffico costretto a rallentare per l'improvvisa invasione di corsia del colosso ferito.
Poi succede tutto. Dico quattro cazzate, una cosa sbagliatissima e una meravigliosamente corretta. La tensione permane anche quando mi faccio inglobare da una poltrona di pelle nera.
Tornando a casa, il colosso è ancora lì, impietrito e contuso. Sempre uguale.
Io no. Ora sono diventato SOMMELIER.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 13:34 | commenti


sabato, 23 aprile 2005
 
My Two Cents

Scendo in campo per pronunciarmi FORTEMENTE a favore del nuovo disco dei Subsonica.
Premesso che li seguo da sempre (pare sia un requisito fondamentale per poter parlare di un loro disco senza essere tacciati di idiozia manifesta) e che Amorematico mi aveva fatto cacare (forse questo è un requisito meno importante, ma tant'è); trovo che Terrestre sia un ottimo disco, sia per il panorama nazionale che per quello europeo.
Suona molto "à la Subsonica", contrariamente a quanto dicono molti. Se poi devo fare un paragone, a tratti sembrano quasi i Police di Zenyatta Mondatta.
Sì, mi piace e molto. La cosa che forse spiazza è che si risente la chitarra, ma la risente molto più tagliente, quasi a coprire il basso (che pompa ancora, ma è ritornato a fare il basso), mentre le tastiere del Boosta non predominano più -penso all'intro di Nuvole Rapide-, intrecciano piuttosto ritmi "sommersi" e vanno a costituire l'intelaiatura di quasi tutte le canzoni (sentire "Amantide" o "Abitudine" senza tastiere le renderebbe piuttosto banali).  Un po' come se, questa volta, avessero iniziato a comporre le canzoni partendo da un riff di chitarra e non dalle tastiere.
Una cosa che pochi noteranno, poi, è il lavoro MOSTRUOSO (come sempre e più del solito) del Ninja alle percussioni...continuando il paragone di prima, è il Copeland nostrano.
In sostanza, per chi li aveva sentiti alla Lega dei Furiosi lo scorso autunno, questi suoni non sono una grossa novità (piuttosto una speranza ben riposta), lo sono invece per coloro che li hanno conosciuti grazie a Mammifero o Nuova Ossessione: figli di in un periodo di iperattività discotecara e compositiva, non potevano essere diversi da quello che sono (devianti).
Secondo me, l'anno sabbatico ha giovato loro non poco.
E stavolta l'8+ ci sta tutto.


delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 14:38 | commenti


venerdì, 22 aprile 2005
 
Mentre Tutto Scorre

Esci alle ore 20,15 in palese ritardo.
Alle 20,35 sei a casa di Bruno a cercare di stampare i fogli per il Torneo.
Alle 21 ne esce e ti rechi presso la solita vineria a fare quattro chiacchiere.
Alle 21,20 ti metti a sbucciare cipolle per dare una mano continuando a fare quattro chiacchiere.
Alle 22 arriva Dino ad aggregarsi alla compagnia, il tempo di due bicchieri di prosecco e parte il primo sms verso l'amica di vecchia data che torna in città per un film.
Saluti rapidi, soliti deliri riguardanti l'allevamento di capre con finalità lo smercio di formaggi caprini e alle 23 sei in auto.
Da lì, come direbbe mister Murphy, è come un movimento da un piccolo posto verso una città più grande.
Prendendotela comoda, osservando i lampi all'orizzonte, vagando per le vie della città. Alla fine, alle 00,10 ci si trova di fronte al 21 in piazza Vittorio. Il tempo di fare i convenevoli con le due guest stars della serata (Max e Sabina, mi pare di ricordare) e via di cocktail all'assenzio.
Alle 00,45 decidiamo stoicamente di andare al The Beach, dove veniamo sonoramente rimbalzati con scena epica: sfreghiamo le mani contro quelle di un tipo appena uscito per fare un calco del timbro, ci appropinquiamo all'ingresso mostrando la mano al buttafuori, il buttafuori ci guarda e "ma se ce l'hai al contrario, per piacere!".
Alle 01,04, vagando per i Murazzi del Po, incrociamo fortunosamente Giuliano dei Negramaro: rapido scambio di battute, foto, autografo; si rivela una persona di una semplicità e di una affabilità strepitose. Lo salutiamo augurandogli una buonissima serata.
Alle 01,06 subiamo il solito tentativo di scippo ad opera dei troppi marocchini di fronte all'Alcatraz. Entriamo, beviamo un paio di birre, scambiamo due parole tra di noi per capire chi siamo diventati e dove stiamo andando.
Alle 02,00 decidiamo che è giunto il momento di andare. Usciamo nel freddo e contro il vento gelido che tira lungo il fiume. Max decide di fare un acquisto estemporaneo.
Alle 02,10 arriviamo alle auto. Saluti, baci, abbracci. Max stacca un pezzo del suo acquisto e me lo porge. Accetto di buon grado e mi auguro di poter ricambiare.
Alle 02,35 mi fermo al distributore di Lombardore per un cocacola ristoratrice (l'euro meglio speso dell'anno).
Alle 02,48 arrivo a casa.
Rassetto i pensieri, svuoto la vescica.
Sono contento, sono felice, mi sento bene.
Nonostante la pioggia.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 03:17 | commenti


giovedì, 21 aprile 2005
 
Cose Che Non Cambiano Nulla

Ci sono cose che non cambieranno mai, per quanto uno possa sperare che lo facciano o per quanto uno possa lavorarci sopra affinché cambino.

Nella fattispecie mi riferisco al finale di American Beauty e al mio costante commento ogni qual volta mi viene detto "Ehi, su ReteQuattro c'è American Beauty!". Perché quel film l'ho già visto mille volte, non finirò mai di dirlo e di affermare con sicumera che non lo guarderò mai più, salvo poi riviverlo con attenzione e ogni volta sperare che il vicino di casa psicotico non ammazzi il povero Spacey.
Ogni volta, poi, recepisco pezzi di sceneggiatura che precedentemente mi erano sfuggiti (per la cronaca: solo ieri mi sono accorto che la biondina scipita, prima del patatrac finale, accende lo stereo per ascoltare Don't Let It Bring You Down di Young) e ogni volta, regolarmente, mi affascino di fronte al piano sequenza iniziale (e finale) e al filmato del sacchetto di plastica roteante.
Non con questo che io sia un pazzo tossicomane con il ragazzino con la cinepresa, però ho anche io il mio filmato (mentale, mica ho tutti i soldi per permettermi una videocamera palmare!) di una busta di plastica volante.

Tutto accadeva nell'anno 2000, in una giornata di libertà dal servizio incivile mi ero recato in Torino per sbrigare alcune faccende in UniTo. Nel primo pomeriggio di una tiepida giornata di primavera, di quelle che ti annunciano l'arrivo della bella stagione e rendono tutti più felici anche se navigano tra cemento e libri di testo, ero al secondo piano di una palazzina sita dietro Palazzo Nuovo per una riunione con alcune eccelse menti universitarie.
D'un tratto la mia attenzione fu distolta da tutto il resto, guardai fuori dalla finestra e vidi tutta via Sant'Ottavio immobile a fissare una borsa di plastica azzurra roteare in aria, ad altezza inverosimile (tra l'ultimo e il penultimo piano di Palazzo Nuovo). Richiamai l'attenzione dei compagni di desco, che posarono le birre e interruppero la partita di briscola a chiamata in corso in quel momento, e tutti rimanemmo stupefatti a fissare per almeno mezz'ora questo prodigio della natura. Insieme a noi si era fermato tutto il quartiere dell'università, stupito e rapito.
Poi la borsa atterrò soffice sul pavé stradale e tutto riprese il suo flusso, come se niente fosse accaduto.

Cinque anni. Eppure l'altra sera è stata un'occasione per capire che ci sono cose che non cambiaranno mai... Una cena organizzata in due minuti. Un gruppo di amici eterogenei. Uno di quegli eventi che, magari, non ti cambiano la vita ma possono rendere una "bella serata" una "serata speciale", di quelle che ti restano dentro e che, forse, un giorno racconterai in giro con orgoglio.
Chissà dove starà volando ora quella busta?

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 12:30 | commenti


lunedì, 18 aprile 2005
 
Canzoni Stonate

Nel non fare un cazzo dal mattino alla sera, più o meno, mi sono reso che uno dei grandi assiomi che regola la società moderna può essere anche riportato al mondo della discografia. Nel senso che, così come in ogni gruppo c'è un elemento totalmente anonimo e similmente insignificante pronto a rivelarsi un vero "compagnone", in ogni disco esiste una canzone che scivola via ma che, in realtà, si prepara a diventare un potenziale tormentone.

Succede da sempre, con ogni disco. Lo prendo, lo ascolto e impazzisco per un certo numero di canzoni. Poi...poi accade qualcosa di imprevisto che me ne fa riscoprire una in particolare.
La prima volta, che di norma non si scorda mai anche se non è la migliore, accadde con gli Screaming Trees. Sweet Oblivion era un discone, ma la seconda metà mi scivolava proprio dalle orecchie; finché una sera, in auto, non rimasi brutalmente bloccato da uno di quei mezzi diluvi che ti avvisano che, ops, sta arrivando l'estate (bastavano le zanzare, a farmelo capire, 20 centimetri d'acqua in mezz'ora forse sono fin troppo perentori), il tutto mentre girava sul nastro una certa Troubled Times. Che la senti, guardi fuori e dici "ah però...".
Che è un po' come riscoprire dopo secoli l'esistenza di una tal Fearless su un disco con un orecchio psichedelico in copertina.
O come accorgerti che, in fin dei conti, Il Cielo Su Torino è una canzone che stava bene attorno a quella ragazza.
O ricordare che, forse è vero, Lavender è un po' la colonnina sonora di quando avevi sedici anni e cazzeggiavi su un motorino mezzo scassato per il tuo quartiere.
Per non parlare di quella Step Into The Light che, lì per lì, quasi odiavi e invece era balsamo nelle tue serate di gioco con gli amici.
O la compostezza di Ore Di Volo, a contornare una serata di compleanno in bilico tra euforia e alcoolismo.
La gioia di comprendere, finalmente, la grassezza armonica di una Hotellounge.
L'amico che ti entra in stanza in agitazione cerebrale e ti urla quanto è bella Il Mare Si E' Fermato.
Tu che ti fermi, davvero, a fissare qualcuno negli occhi mentre Lover, You Should've To Come Over ti ticchetta su una spalla.
La cuoca che canticchia un motivetto nascosto nella tua testa e tu che parti con il ritornello de L'Immensità.
Pulire un tavolino sporco di vino iniziando a canticchiare Roundabout mentre qualcuno da un altro tavolo ti finisce la strofa.
Guidare per le Langhe, ubriachi, a Natale, ululando come i pazzi che anche noi abbiamo difeso il nostro amore.
Andare a fare la spesa, soppesare due detersivi diversi, compararne il prezzo e capire che, tanto, è come bere veleno e mangiare vetro.

Tra una piega e l'altra ti accorgi che a fine mese ti scade la carta di identità: quello sulla foto, con i capelli lunghi e scomposti e la barba sfatta, con quegli occhialini un po' à la Lennon, non ti somiglia molto. Sembra quasi guardarti per ricordarti quante ne avete passate assieme.
Bei tempi, eh, vecchio mio?

In compenso è da un po' di tempo che medito di iniziare a rispondere al telefono della Vineria dicendo "Barbooot", con la stessa cadenza con cui rispondeva Boe algli scherzi telefonici di Bart.
Forse perché sto impazzendo.
O forse perché spero che, dall'altro capo, qualcuno mi dica "Sto cercando il mio amico Al, di cognome fa Colizzato. E' lì?". Mi immagino già la coda di gente per prendere la chiamata...

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 23:04 | commenti


lunedì, 04 aprile 2005
 
 Resoconto di un Week End Qualsiasi

Ho visto un concerto, venerdì sera. Poi sabato pomeriggio sono uscito. Alla sera ho lavorato assai. Domenica ho avuto da ridire con mia nonna ma sono uscito a pranzo da amici, quindi va bene anche così. Al pomeriggio sono andato a votare, da buon cittadino. Alla sera ho lavorato poco, ma con criterio.
In tutto questo tempo ho riascoltato gli Psychedelic Furs, i Brand New Heavies e i Dresden Dolls.
Tutto lì. Non è successo niente...

"Ma la gente che scala i 119 gradini di marmo del Palazzo Apostolico, la casa del Papa, verso il secondo piano dove abita colui che non c'è più, viene in realtà a confortare se stessa, a convincersi che un tempo nel quale tanti di loro sono nati, con quelle facce sbarbate di seminaristi indiani, pretini giovani, suore filippine che sembrano scolarette, è davvero finito. Se tutti i funerali sono fatti per i vivi, come tanto bene sa Santa Romana Chiesa che consola con i suoi riti anche riesumando la immortalità del latino, le esequie di questo Pontefice sono anche l'addio alla giovinezza di una generazione. "


delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 15:27 | commenti (1)


venerdì, 01 aprile 2005
 
 Sono solo cazzabubbole

Fuori tempo massimo: ma comunque Taste In Men dei Placebo si basa su un colossale plagio del giro di basso che apriva Let There Be More Light dei Pink Floyd.
Ecco, l'ho detto. Ora mi sento meglio.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 02:48 | commenti (3)



Memorabilia
sequenziale:


***Testimone oculare della
mia stessa vita***

...considerazioni confuse, pensieri sparsi, opinioni acatisiache, supposte di saggezza...


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