La Fonte Del Nulla²

...odio gli elenchi appesi al muro,
le scadenze così ordinate non mi fanno più pensare ad altro.


domenica, 29 gennaio 2006
 
Test-ardamente

  You scored as Sociology. You should be a Sociology major!

Sociology

 
75%

Theater

 
67%

Journalism

 
67%

Anthropology

 
58%

Psychology

 
58%

Linguistics

 
58%

Philosophy

 
42%

English

 
42%

Engineering

 
42%

Dance

 
42%

Chemistry

 
25%

Art

 
25%

Biology

 
25%

Mathematics

 
25%

What is your Perfect Major?
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delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 14:33 | commenti (1)


giovedì, 19 gennaio 2006
 
Neverending Happy Ending

Tempo addietro ebbi modo di capire, tramite una vivace discussione con una amica (che, in quanto tale, è pure donna), che nel piccolo e sottile gesto di un bacio di saluto si nasconde tutto un progetto di vita. Questo, almeno, nel meraviglioso mondo di una donna.
Un giovane uomo, poco in arnese con baci e abbracci e amenità varie, difficilmente potrebbe arrivare a percepire la linea difensiva che divide un bacio dato come singola entità e una coppia di baci che avvolgono tutto un saluto. Eppure questa linea pare esserci e pare essere anche piuttosto significativa, se è vero che nel primo caso la ragazza sta offrendo il fianco a un eventuale approccio, mentre nell'altra sciagurata eventualità tale possibilità viene del tutto arrestata dal secondo bacio.
Il secondo bacio. Sta tutto lì. In un gesto come un altro cui normalmente non viene dato molto peso.
Ma che differenza c'è tra un solo bacio e due? Cosa rende così differenti a livello prossemico questi due comportamenti?
Il bacio singolo lascia forse aperte delle porte simboliche nel fatto che una sola guancia viene volontariamente offerta? O forse la seppur avvolgente usanza del doppio bacio nasconde una recondita volontà di fare capire all'altro che "è tutto qui"?
"E il terzo bacio?", chiesi allora io, ingenuamente.
"Il terzo è una usanza del cazzo che non vuol dire nulla", mi venne risposto.
Ma in fondo è tutto così. Perché il corpo umano -e con esso tutta la psiche e la spinta sociale degli individui- si riassume in questo: usanze e gesti non del tutto chiari e volontari.
Meraviglie comunicative il più delle volte sottese e impercettibili.
E mentre tu tenti di rassicurarti sul fatto che tanto "son tutte cazzate", ti capita di sperimentare empiricamente la cosa e di renderti conto come, in realtà, tutti noi si viva in una bolla di aria che sovente entra in collisione con quelle altrui e, altrettanto sovente, lancia e recepisce messaggi impliciti e taciti, involontari e fortemente necessari.
Perché è tutto vero, invece. Tutta la società moderna si basa su un gioco di gesti, di sguardi appena accennati e piccole sfumature di colore delle gote, su dilatazioni improvvise di pupille, pulsazioni irregolari, sorrisi abbozzati. Tutto viene deciso in frazioni di secondo, entità temporali incontrollabili a livello conscio, battiti di ciglia per capire se qualcosa ci piace o no, tremori oculari o scatti muscolari per far recepire il nostro gradimento, silenzi imbarazzanti che hanno già detto tutto prima ancora di manifestarsi.
E tutte le altre fesserie, le parole, i gesti studiati a tavolino, le pose plastiche, i profumi e i trucchi, gli assi nella manica e le cartucce di riserva, tutte queste cose non servono a nulla. Perché tutto è già deciso, in un lampo. Non ci si può fare più nulla, non ci sono santi o madonne a cui appellarsi, invocazioni, preghiere o implorazioni da fare. Tutto inutile: non durano che gli attimi.
Mentre pensi a tutto questo, rivedi la tua giornata passarti di fronte e ti rendi conto di come tutto questo sia dannatamente vero e triste e talmente semplice da sembrare inestricabile e da farti sentire piccolo e inerme dinanzi a un sistema macroscopico e avvolgente.
E ti accorgi poi che, come in Tecniche di seduzione di DeCarlo, tutte queste sensazioni hanno generato infine un post.
Questo.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 02:05 | commenti (4)


martedì, 17 gennaio 2006
 
History Channel #1

" Ma le contestazioni di questi giorni hanno fatto infuriare il sindaco di Torino Sergio Chiamparino. "La fiaccola olimpica è da sempre un segno di pace - dice il sindaco diessino - l'immagine che stiamo dando dell'Italia interrompendone il cammino non è bella". "Se uno vuole alzare un cartello con su scritto 'abbasso la Coca Cola' - dice Chiamparino - lo faccia pure, ma bloccare la fiamma proprio no. Dovremo farci sentire tutti quanti, compresi i partiti più vicini a queste frange, per evitare che questi 'imbecilli' si facciano pubblicità a danno dell'immagine olimpica". "
(fonte: Repubblica.it)

Qualcuno ora spieghi al demente da dove trae origine l'abitudine di portare a spasso per l'Europa una fiaccola per le Olimpiadi.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 17:53 | commenti (4)


mercoledì, 04 gennaio 2006
 
Sorridi, sei su CCTV!

Tralasciando i fatti personali avvenuti durante la vacanza, i deliri e le parole oblique uscite fuori in serate troppo fumose e briose, il fatto di aver girato per chilometri sotto pioggia, neve, grandine e sole lungo le vie di Londra, l'idea di poter trovare un accordo spirituale così perfetto con i miei compagni di viaggio, gli acquisti folli e i saldi, una città deserta il giorno di Natale (e non "deserta" per modo di dire, ma veramente vuota), il fatto di aver preso parte ad un houseparty di capodanno -secondario al solo fatto che l'organizzatore et padrone di casa fosse gay, e che quindi il leit-motiv della serata potesse essere Hung Up sparato a palla dalla mezzanotte in poi-, l'idea di socializzare con facilità con chiunque e a qualunque ora del giorno e della notte... ecco, tralasciando questi PICCOLI particolari, posso affermare con certezza che quanto ho udito su suolo britannico segnerà sicuramente il mio/nostro futuro su suolo italico.
Epifanie: HARD-Fi.
Il primo approccio alla verace musica pop britannica è avvenuto casualmente e a scatola rigorosamente chiusa: girando per la Tube capita spesso di incappare in cartelli gialli che segnalano la presenza di telecamere a circuito chiuso, quello che mi ha lasciato però di stucco è stata la dimensione di alcuni di essi (tipo 4 metri per 2) e il fatto che spesso comparisse la scritta HARD-Fi sulla loro sommità.
La rivelazione arrivò il secondo giorno, mentre spulciavo gli scaffali di una libreria in zona di Oxford Circus: non di segnaletica, ma di pubblicità si trattava! Di pubblicità di un disco, per la precisione.
Erano anni che non decidevo di appropriarmi di un disco scegliendo solo in base alla copertina e affidandomi al caso, erano anni che non mi andava così bene. Secondo il mio modestissimo parere, "band rivelazione dell'anno". Secondo il mio modestissimo parere, a breve nelle classifiche di mezza Europa.
Visioni: David Best.
Sboroneggio un poco perché ci sono arrivato prima di molti altri, indi mi riprendo e passo ad enunciare la mia seconda esperienza mistica con la musica rock d'oltremanica: mi trovavo a sbevazzare birra in un piccolo pub di Camden, quando d'un tratto mi si palesò alle orecchie una voce angelica che pensavo sparita da quasi dieci anni. Un brivido mi corse lungo la schiena nel sentire le note della chitarra crescere e impazzare, contorcendosi con dilatati accordi di viola, il mio primo pensierò fu "cazzo!", il secondo andò di corsa verso il compianto Jeff e il terzo fu più una smania ansiosa di acquistare qualsiasi cd il quartetto avesse mai prodotto.
Nella dura realtà dei fatti andò tutto diversamente: continuai a pensare "cazzo, Jeff!", ma parlando con il bassista dopo il loro set mi scontrai contro un avvilente "non abbiamo registrato nulla, non abbiamo neanche un contratto discografico! ma forse questa primavera...".
Mani nei capelli, nooooo, incredibile, momento di ammirazione. Istantanea l'iscrizione alla loro niusletter in attesa di novità (e chi non si iscrive con me, peste lo colga!).
Crisi Mistiche: Black Moses.
Terzo e ultimo affrancamento dalla musica nostrana verso quella anglosassone, terzo e ultimo passo verso la beatificazione rock: il concerto dei Black Moses. Rumorosi, fumosi, travolgenti, percussivi, alcoolici, fragorosi. In una parola "ROCK".
Il fatto è che a presenziare all'evento fossimo una ventina circa, in un minuscolo pub di Brixton, e che l'età media fosse sui quarant'anni. In un simile contesto, non smetterò mai di ripeterlo, in Italia avremmo assistito all'amicale esaltazione dell'ennesima cover band di Vasco o Ligabue.
Lì no.
Lì, tra una sigaretta e una birra, con padri di famiglia (e relativi pargoli) attaccati alle casse e con la testolina ciondolante e con vecchi habituè del posto, riuscì a prendere vita un vero e proprio sabba rock fatto di chitarra-basso-batteria-sudore (il quarto elemento fondante del rock), una esaltante prova di forza di un gruppo di culto che si trovava a suonare quasi in casa propria, dedicando il concerto al barista per il suo compleanno e augurando un rockeggiante anno nuovo a tutti, indigeni o meno.

E comunque, i piloti Ryan Air sono dei pazzi.

delirio fermentato nella testa di: pizzettone | 21:46 | commenti (1)



Memorabilia
sequenziale:


***Testimone oculare della
mia stessa vita***

...considerazioni confuse, pensieri sparsi, opinioni acatisiache, supposte di saggezza...


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7 Year Winter
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